
Le foglie e i fiori di queste piante si sviluppano liberi nell’aria, mentre le radici crescono in acqua e non tollerano terreni asciutti. Le piante palustri, adattate a vivere in ambienti saturi d’acqua, colonizzano la zona di transizione tra terra e acqua, contribuendo a creare un ecosistema ideale per molte specie animali, come insetti, anfibi e uccelli.
Queste piante agiscono anche come filtro naturale, assorbendo nutrienti e sostanze in eccesso, contribuendo così a prevenire la crescita di alghe.
In un laghetto naturale è semplice sistemarle piantandole direttamente nel limo vicino alla riva, alla profondità desiderata. In un laghetto artificiale, invece, queste piante vanno collocate lungo i bordi, all’interno di cestelli microforati che permettono la fuoriuscita delle radici.
La maggior parte di queste piante è molto vigorosa e, negli stagni di dimensioni medio-piccole, è preferibile piantarle in cestello per controllarne la crescita, tagliando regolarmente le foglie e dividendole ogni due o tre anni. Se durante la costruzione del laghetto non sono stati previsti livelli di diversa profondità sarà necessario utilizzare dei mattoni sotto i vasi per portarli alla giusta altezza, appena sotto il livello dell’acqua. In alternativa, è possibile utilizzare delle zattere galleggianti, strutture che ospitano le piante e permettono loro di radicare e svilupparsi sull’acqua stessa.
Esistono diverse varietà di piante palustri, ciascuna con caratteristiche uniche: alcune, come il giunco (Juncus), hanno steli cilindrici e sono perfette per zone più profonde; altre, come la tifa (Typha), producono infiorescenze a forma di spiga che si ergono sopra l’acqua. Per un tocco di colore, l’Iris giallo (Iris pseudacorus) è ideale: questa pianta produce fiori vivaci e attraenti che spiccano nel verde del laghetto. Nella scelta delle quantità, è preferibile evitare una mescolanza eccessiva di specie diverse: meglio un numero limitato di varietà, con più esemplari per ciascuna, per ottenere un effetto naturale e armonioso.
Divisione delle piante palustri
Le piante palustri, come gli Iris d’acqua, le Pontederie o le Calthe, con il tempo tendono a crescere molto e a formare cespi fitti. Per mantenerle in salute e contenere la loro espansione, è utile dividerle ogni 2-3 anni, preferibilmente in primavera o a fine estate.
La divisione è semplice: basta zollare delicatamente il cespo dal terreno (o dal cestello, se si trovano in un laghetto artificiale), eliminare le parti secche o danneggiate, e separare il cespo in più porzioni, ognuna con radici e germogli. Le nuove porzioni possono poi essere ripiantate, rispettando la profondità e la posizione più adatta a ciascuna specie.
I periodi migliori per dividere le piante palustri sono:
Primavera: è il momento ideale perché le piante stanno riprendendo a crescere dopo l’inverno, quindi reagiscono bene alla divisione e si riprendono rapidamente.
Fine estate / inizio autunno: va bene per molte specie, soprattutto in zone dal clima mite, perché il terreno è ancora caldo e favorisce il radicamento prima dell’inverno.
Evitare la divisione in piena estate (troppo caldo) o in inverno (le piante sono in riposo e il freddo ostacola la ripresa).
Dopo il trapianto è utile concimare le piante con del concime specifico a lenta cessione.