Le alghe nel laghetto

 

Che cosa sono le alghe? 

Le alghe sono vegetali clorofilliani che predominano principalmente negli ambienti acquatici, sia in acque dolci che marine. Appartengono al genere Thallophyte, caratterizzate dall’assenza di strutture tipiche come gambo, foglie, radici e fiori. Al loro posto, presentano un “tallo”, un apparato vegetativo dei vegetali inferiori (inclusi funghi e licheni), costituito da un tessuto non vascolarizzato e con un livello di differenziazione variabile. Il tallo delle alghe può assumere forme diverse: in alcune specie, come le alghe unicellulari, è costituito da una sola cellula, mentre in altre può essere composto da molte cellule, dando origine a strutture più complesse.

Le alghe possono presentarsi in diverse forme, come filamentose, con o senza ramificazioni, oppure lamelliformi, costituite da fronde semplici o ramificate. Le alghe galleggianti e quelle microscopiche sono particolarmente importanti in quanto fanno parte del plancton.

Essendo vegetali clorofilliani, il tallo delle alghe, proprio come nei vegetali superiori, è capace di effettuare la fotosintesi clorofilliana. In questo processo, la clorofilla assorbe la luce solare e trasforma le sostanze inorganiche (acqua, anidride carbonica e sali minerali) in materie organiche, fornendo così energia e nutrienti per la crescita e lo sviluppo delle alghe.

Le alghe vengono generalmente classificate in cinque gruppi principali, in base alla loro pigmentazione e al tipo di riproduzione. Questi gruppi comprendono:

  1. Alghe verdi (Chlorophyta): Ricche di clorofilla, possono essere unicellulari o pluricellulari e si trovano sia in acqua dolce che salata. Ci interessano prima di tutto perché abbondano nelle nostre vasche di acqua dolce. Vivono vicino alla superficie delle acque perché hanno bisogno di molta luce per svilupparsi.
  2. Alghe brune (Phaeophyceae): La loro clorofilla è associata a un pigmento bruno, la fucoxantina. Quasi tutte queste alghe sono marine e sono rappresentate da numerose specie, come le fucus, le diatomee e le sargassi.
  3. Alghe rosse (Rhodophyta): Contengono pigmenti rossi che consentono loro di assorbire la luce a profondità maggiori; sono comunemente utilizzate in cucina e in prodotti alimentari. Anche loro sono quasi tutte marine.
  4. Alghe dorate (Chrysophyceae): Spesso microscopiche, si trovano principalmente in acque dolci e sono importanti per la loro capacità di formare parte del fitoplancton.
  5. Alghe blu (Cyanophycaee): Sono alghe di piccole dimensioni, spesso microscopiche, che presentano caratteristiche comuni con i batteri. Si riproducono per semplice divisione cellulare e il loro pigmento, la ficocianina, è presente in grande quantità insieme alla clorofilla.

Questa classificazione è fondamentale per comprendere la diversità e l’importanza ecologica delle alghe nei vari ecosistemi acquatici.

 

Perché l’acqua diventa verde? 

L’acqua verde è sempre legata ad una eutrofizzazione più o meno importante del mezzo acquatico. Appena il sole riscalda la superficie dell’acqua, sia le alghe unicellulari microscopiche, che quelle pluricellulari, filamentose, iniziano a svilupparsi.

Queste alghe rappresentano il cibo per lo zooplancton (piccoli animali acquatici) e per i molluschi filtratori (vongole d’acqua dolce). Questi microrganismi sono indispensabili all’equilibrio biologico del laghetto.

Purtroppo, se le alghe si sviluppano più velocemente di quanto esse non possano essere mangiate, provocano uno squilibrio biologico del sistema: cibo in partenza, finiscono per diventare inquinanti perché consumeranno la maggior parte dell’ossigeno sciolto in acqua. È la proliferazione di questi vegetali che colora di verde l’acqua della vasca. L’eccesso di alghe opacizzerà l’acqua, limiterà la penetrazione della luce ed impedirà la fotosintesi delle piante. Il sistema acquatico, così impoverito, finirà per causare la morte della fauna zooplanctonica così come di una parte delle alghe ed accentuerà ancora oltre la degradazione dell’habitat e lo squilibrio biologico dello stagno. I pesci finiranno per morire, così come gli anfibi e gli insetti.

Normalmente, i microrganismi ed i batteri aerobici (che lavorano in presenza di ossigeno) riciclano queste materie organiche, le mineralizzano per mezzo dell’ossigeno per dare essenzialmente azoto e fosforo, sali minerali necessari alla crescita delle piante.

La mineralizzazione della melma contribuisce a diminuirne il volume.

In presenza, invece, di un’elevata temperatura, di una diminuzione dell’ossigeno sciolto e di un apporto eccessivo di materie organiche da decomporre, diminuiscono i batteri aerobici ed aumentano quelli anaerobici (che vivono in ambienti poveri di ossigeno). Al contrario dei batteri aerobici, quelli anaerobici non mineralizzano la sostanza organica ma liberano dei gas tossici come il metano o l’anidride solforosa.

 

Come combattere l’acqua verde? 

Idealmente, bisognerebbe impedire ogni forma di inquinamento, ma questo è un obiettivo illusorio. Come si può evitare che i pesci sporchino, che le piante perdano le foglie e che il sole riscaldi l’acqua?

Esistono alghicidi, prodotti chimici a base di ammonio quaternario, che rendono l’acqua limpida durante il loro periodo di azione. Tuttavia, non appena l’effetto del trattamento svanisce, le alghe ritornano, spesso in quantità maggiore. Le alghe uccise, infatti, rappresentano una nuova fonte di sostanze organiche da neutralizzare.

Si sa, inoltre, che queste sostanze chimiche rappresentano un pericolo per lo zooplancton che ha il ruolo di netturbino ed è un anello indispensabile all’ecosistema acquatico.

Ombreggiare una parte dello stagno potrebbe ridurre la proliferazione delle alghe, ma rallenterebbe anche la crescita delle piante acquatiche, le cui radici servono da supporto per i batteri aerobi.

Anche il cambio dell’acqua è un sistema illusorio: con l’acqua nuova si introducono nuovi sali minerali e, dopo alcuni giorni, l’acqua tornerebbe a rinverdire.

Che fare, allora? È necessario utilizzare le stesse armi della natura.

Prima di tutto incominciate ad ombreggiare la superficie dell’acqua utilizzando le ninfee, che hanno foglie galleggianti, e le piante galleggianti, come l’Hydrocaris morsus-ranae.

Evitate di posizionare i vostri laghetti o vasche vicino agli alberi, poiché l’incremento della massa organica è considerevole durante la caduta delle foglie. Eliminate il surplus di pesci (massimo 2-3 pesci per m³ di acqua); in caso contrario, rinforzate il vostro sistema di filtrazione. Inoltre, evitate di sovralimentare i pesci.

Uno dei mezzi più efficaci e naturali di lotta contro l’eutrofizzazione è indiscutibilmente l’ossigenazione dell’ambiente.

Perciò introducete un numero sufficiente di piante ossigenati: Elodea canadensis, Ceratophyllum demersum ecc.

Anche il movimento prodotto da cascate, ruscelli o zampilli apporta ossigeno vitale.

Nei laghetti ricchi di piante e con una popolazione animale scarsa, questi provvedimenti possono bastare.

Per i laghetti con una forte popolazione ittica e per i laghetti di Koi, l’uso di lampade a raggi UV-C è raccomandato e può essere addirittura indispensabile.

L’UV-C non ha alcun effetto sulle alghe filamentose.

Per queste ultime è necessario intervenire meccanicamente rimovendole manualmente o con un rastrellino. Ricordate che l’alga filamentosa è una Thallophyta clorofilliana e, dunque, un vegetale inferiore. L’assimilazione clorofilliana, o fotosintesi, è un processo in cui la clorofilla trasforma, sotto l’azione della luce, le sostanze inorganiche (acqua, CO₂, sali minerali) in materie organiche. Questo processo comporta diverse fasi, un po’ come il programma di una lavatrice. Per i vegetali inferiori, è fondamentale che il ciclo sia completo; altrimenti, la fotosintesi si interrompe.

Non è così per i vegetali superiori, cioè le piante del vostro stagno, che possono accontentarsi di una parte del ciclo. Se presenti in numero adeguato, le piante superiori entrano in competizione alimentare con le alghe, che, private di cibo, tendono a regredire.

Solo con buon senso e pazienza riuscirete a risolvere questo piccolo problema.